Sindrome di Asperger

      La sindrome di Asperger (AS) è un disordine pervasivo dello sviluppo imparentato con l’autismo e comunemente considerato una forma di autismo “ad alto funzionamento”. In generale si ritiene che si tratti di un tipo di autismo caratterizzato dalla difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un’alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell’autismo classico.
Contrariamente al Disturbo Autistico, non vi sono ritardi o devianze clinicamente significativi nell’acquisizione del linguaggio, sebbene aspetti più sottili della comunicazione possano essere alterati.
Il disturbo è continuo, dura tutta la vita. In età scolare, le buone capacità verbali del bambino possono mascherare la gravità della disfunzione sociale e “ingannare” coloro che se ne occupano (genitori, insegnanti).
Gli individui con la sindrome di Asperger possono essere percepiti come persone la cui mente non riesce ad agganciarsi alla realtà, come coloro che soffrono di autismo classico, non possedendo una teoria della mente propria e altrui.
Gli individui affetti da questa sindrome possono osservare un sorriso e non capirne il significato (cioè non capire se si tratti di un segno di comprensione, di accondiscendenza o di malizia) e nei casi più gravi non riescono neppure a distinguere la differenza tra sorriso, ammiccamento e altre espressioni non-verbali di comunicazione interpersonale. Per loro è estremamente difficile saper “leggere attraverso le righe”, ovvero capire quello che una persona afferma implicitamente senza dirlo direttamente.
Il deficit sociale si evidenzia in una mancanza di reciprocità che si manifesta attraverso un approccio sociale eccentrico e unilaterale (es., insistendo su u argomento di conversazione senza tener conto delle reazioni degli altri), piuttosto che attraverso l’indifferenza emotiva e sociale, come nel Disturbo Autistico.
La sindrome di Asperger è definita nel DSM IV secondo i seguenti criteri diagnostici:
  • Difficoltà qualitative nel rapporto sociale, manifestandosi con almeno due tra le seguenti:
    • Difficoltà marcata nell’uso di comportamenti non-verbali multipli, come il guardarsi negli occhi, le espressioni facciali, la postura corporea e i movimenti per regolare le interazioni sociali
    • Impossibilità a sviluppare relazioni appropriate tra persone di pari livello
    • Mancanza di ricerca spontanea per condividere divertimenti, interessi, od obiettivi con altre persone (difficoltà nel mostrare, portare o indicare oggetti d’interesse alle altre persone)
    • Mancanza di reciprocità sociale ed emotiva
  • Modelli di comportamento stereotipati e ripetitivi, manifestati da almeno uno dei seguenti:
    • Raggiungimento di un’occupazione mentale con uno o più modelli stereotipati e ristretti d’interesse, che sia anormale nell’intensità e nell’attenzione
    • Aderenza apparentemente inflessibile a specifici rituali o comportamenti non necessari
    • Movimenti corporei stereotipati e ripetitivi (come agitare mani e dita o altri movimenti)
    • Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti
  • Il disturbo crea difficoltà notevoli nelle aree sociali, professionali o altre aree d’importanza notevole per la vita di tutti i giorni
  • Non esiste un significativo ritardo nelle abilità linguistiche
  • Non esiste un significativo ritardo nello sviluppo cognitivo o nelle capacità appropriate all’età di aiutarsi e di avere un comportamento adatto alle circostanze (tranne che nelle interazioni sociali) e curiosità per l’ambiente esterno nell’infanzia
  • Non ci sono motivi di ritenere che si tratti di una forma di schizofrenia o di un altro disordine pervasivo dello sviluppo

Trattamento

È importante notare che, rispetto alle altre forme di autismo, questa sindrome non sempre impedisce di diventare adulti funzionanti in termini di inserimento sociale (lavoro, matrimonio…). La letteratura sottolinea il ruolo positivo rivestito da precoci interventi cognitivo-comportamentali, mirati all’acquisizione delle abilità sociali (social skills training). In età scolare sono utili gli interventi educativi individualizzati, in modo da tenere conto delle specifiche esigenze correlate col disturbo. Esistono, infine, gruppi di supporto per persone con sindrome di Asperger e autismo ad alto funzionamento, volti a favorire l’incontro e il confronto con altri che hanno problematiche simili.


 

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